Quando di una persona cara tutto ciò che ti rimane è un corpo, nonostante tutto vivo, tu non hai nessun dubbio, ritieni di esser stato fortunato rispetto alla perdita totale, alla morte; sapere di poter aprire una porta e di poterlo vedere, toccare, sapere di poterti prendere cura di lui, di essere la risposta ad ogni suo bisogno, il dispensatore di ogni suo benessere, sarà la tua gioia.
Poi col passare dei giorni la sabbia sottile del dubbio inizierà ad insinuarsi nei meccanismi dei tuoi ragionamenti e sempre più spesso davanti a quel corpo che come una sirena ti chiama a sè ti ritroverai a farti e a fargli delle domande. Lui non potrà risponderti, è solo un corpo. Tu devi rispondere, devi risponderti. Lo devi fare affinchè ai tuoi stessi occhi non si tramuti in squallido egoismo quell'infinito amore.
E sempre, sempre, sempre, la risposta a quelle domande farà di te un colpevole.
Non c'è amore che assolva l'egoismo, la dipendenza, il potere di una vita su di un'altra.
In fondo non ci vuol poi molto a morire.
Basta un istante, una disattenzione, un imprevisto, uno scrupolo mancante, una indecisione a volte anche una decisione.


