Il fatto e' che ci metto un po' di tempo a farmi prendere dalle emozioni. Di solito reagisco con un ritardo medio di una settimana. Realizzo quello che e' successo e reagisco. Cosi' ho preso le piante di azalee e di begonie che ornavano le scale e che lasciate al secco ed al buio per proteggerle dalla gioia furiosa dei miei cani si erano arrese chinando tristemente le loro chiome, ho scelto quelle che mi sembrava potessero avere ancora qualche speranza di recupero, le ho tolte dai loro vasi, le ho ripiantate in vasi piu' grandi. Ho lavorato con le mani nude, scavando nella terra grassa e ricoprendo le radici delle piante. Le ho annaffiate con cura. Ora aspetto con una certa ansia la loro rinascita.
Il fatto e' che fino ad oggi non ho mai avuto un buon rapporto con il verde, pur vivendoci praticamente immersa da piu' di vent'anni oramai. Mi e' sempre sembrata una bestemmia quella che le piante potessero continuare a vivere mentre le persone che le avevano piantate e curate no, motivo per il quale mi sono scientificamente rifiutata di prendermi cura del giardino, dopo la morte di mia madre, ho lasciato che la sopravvivenza delle piante dipendesse unicamente da cio' che Madre Natura decidesse di donargli in termini di luce, acqua e calore.
E Madre Natura non mi ha delusa, ha operato come sa fare molto bene la sua selezione.
Il fatto e' che il cinismo in realta' non e' un sentimento al quale ci si puo' dedicare a lungo. Viene sempre prima o poi il tempo della riconciliazione. Insomma viene il tempo in cui si decide di avere cura di cio' che e' sopravvissuto e di cio' che magari ci sopravvivera'.
Viene questo tempo e ti accorgi che non e' con l'ansia di chi si aspetta un risultato che ti impegni a prenderti cura di qualcosa, ma e' con la consapevolezza di chi non ha paura del risultato che si otterra'. Qualunque esso sia.