giovedì, 15 maggio 2008

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(Foto Lapresse)

Quella notte fu ancora un incubo a permettermi di gustare la luce vivida e pacata della galassia e dei pianeti del sistema solare in cui ci trovavamo, in quell'ora del giorno che noi terrestri chiamiamo alba, nel giorno artificiale che il computer di bordo creava con i suoi giochi di luce.

Avevo sognato della Terra, del mio passato. Sapevo che avrei dovuto avvertire John, il medico di bordo, dell'inefficacia delle sue cure contro le ondate di ricordi e la nostalgia. Ma non avevo voglia di sottrarmi alla dolcezza del pensiero della Terra ed allo stesso tempo desideravo solo dimenticare davvero tutto quello che ero stata prima della partenza per questo viaggio e tutto quello che c'era al di la' del blu in cui ero immersa. Un blu striato da luci sfuocate e da ombre imponenti, costellato da punti rossastri ed azzurri, nubi opache e stelle brillanti.

Tentavo di rivivere l'incubo che mi aveva svegliata ma, ogni volta che stavo per riconoscere qualche particolare importante ai fini del ricordo, la ragione si impadroniva della mia mente e se ne serviva per controllare ed impostare i parametri di navigazione nel computer del banco di comando. Il silenzio totale, rotto soltanto qualche volta dai segnali che accompagnavano l'elaborazione dei dati da parte del computer, accompagnava il tempo che passava. Improvvisamente pero' nella mia mente si fece strada una musica, prima in sottofondo, poi sempre piu' forte, sino a divenire come un vortice profondo, in cui annegai.

E fu allora che inizio' davvero il viaggio.

Mi ritrovai nelle vie deserte di una struttura archittettonica immensa. Iniziai titubante a camminare, guardandomi intorno e tentando di confrontare quello che i miei occhi vedevano con le immagini ed i ricordi di cio' che conoscevo, per poterlo definire. Nulla, non conoscevo nulla di tutto quello che potevo vedere. Provai a parlare. La mia voce si diffondeva normalmente e nulla ostacolava il mio cammino. Avanzai ancora, con lo stupore e lo sguardo avido di chi non conosce cio' che osserva. La luce sembrava quella del sole, ma il sole non c'era, non si vedeva, ne' c'erano altri sistemi di illuminazione. Vi era solo luce, luce pura. Da dove provenisse non lo sapevo, ne' riuscivo ad immaginarlo, ma ero spaventata.

Nel lungo corso di preparazione a questo viaggio non si erano mai ipotizzate situazioni simili. Mi guardai ancora attorno, mi chinai e portai prima alle narici e poi alla bocca un dito intriso di polvere grigiastra. Non aveva odore ne' sapore ne' quasi consistenza. Avanzai ancora a lungo tra i palazzi poi stanca mi stesi a terra e, prima di addormentarmi, pensai che forse questa struttura archittettonica assomigliava un po' alla citta' della Terra dove a lungo avevo vissuto.

Al mio risveglio scoprii che il paesaggio intorno a me era mutato : una massa d'acqua immensa aveva preso il posto della struttura archittettonica ed il suolo da grigiastro era divenuto color senape. Mi avvicinai all'acqua e ne bevvi avidamente dal palmo delle mani. Era assolutamente senza sapore, dedussi che non proveniva da nessuna sorgente, che non discendeva da nessuna montagna, che non assorbiva quindi impurita' da nessun suolo. Neppure da quello su cui giaceva.

All'improvviso una musica che immediatamente riconobbi inizio' a diffondersi nell'aria. Sorridendo voltai le spalle alla massa d'acqua ed iniziai ad allontanarmene camminando. Pensai quindi che la massa d'acqua assomigliava un po' ai mari che avevo attraversato durante la mia vita sulla Terra.

Dunque era ancora un sogno quello che stavo vivendo. Bisognava solo aspettare il risveglio.

Mi rimisi in cammino senza una meta precisa.

Mi parve di sentire qualcuno ridere.

postato da: VENTODITERRA alle ore 15:41 | Permalink | commenti
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