Maria e’ una prostituta rumena, lavora sulla Domiziana.
Quando Angelo apparve a casa sua, nella provincia di Timisoara, quel giorno di quasi un anno fa, lei non stento’ a credere a cio’ che le promise: che si sarebbe occupato di lei, che le avrebbe trovato lavoro e casa, che sarebbe stata felice.
Maria lascio’ il suo paese e lo segui’ senza chiederle null’altro piena di fiducia e di speranza.
Giuseppe vive in una baracca ad Aversa con altri quattro fratelli marocchini.
In realta’ Giuseppe non e’ affatto il suo nome, ma, come sempre accade, l’integrazione passa per prima attraverso la scelta di un nome che non ti appartiene, ma che rende facile agli altri chiamarti. Cosi’ Kamal e’ diventato Giuseppe. Giuseppe lavora in un’azienda agricolo-casearia, si occupa della pulizia delle stalle. Il titolare non l’ha ancora regolarizzato, ma a Giuseppe non importa. Ha pazienza lui, la stessa pazienza delle bufale quando il suo amico e fratello Nabil-Antonio le munge, aspettera’. Importanti sono i soldi alla fine della settimana; di quei soldi Giuseppe tiene per se solo 50 Euro, il resto lo nasconde in una scatola di biscotti metallica. E’ il suo tesoro, gli servira’ quando ritornera’ in Patria.
La sera e’ fredda, l’umidita’ e’ tanta, sul ciglio della strada il ghiaccio riverbera la luce della luna piena. Maria e’ molto stanca questa sera, quasi non ce la fa a reggersi in piedi; secondo i suoi calcoli mancherebbero ancora tre settimane alla nascita del bambino che porta in grembo ma ora comincia ad avere dei dubbi, teme sia giunto il momento. Il suo sguardo profondo, posato sull’immensa campagna che le si apre davanti agli occhi, scorge in lontananza una fioca luce. Senza pensarci troppo attraversa prudentemente la strada e si incammina lenta verso la luce.
Giuseppe sente i cani abbaiare, posa il cucchiaio nel piatto e corre ad affacciarsi alla finestra della sua baracca, attento a non rivelare la sua presenza. Sono brutti tempi questi, tempi in cui puo’ capitare facilmente di trovarsi alla porta qualcuno non troppo ben disposto verso di loro. Scrutando attraverso lo spiraglio lasciato dalle persiane chiuse vede un’ombra materializzarsi nel mentre si avvicina : e’ una donna. Giuseppe senza pensarci su’ troppo le apre la porta e le va incontro, perche’ l’ha vista incedere insicura, quasi trascinandosi. Quando Giuseppe le arriva ad un palmo di mano la donna, rassicurata dalla sua vicinanza, sviene.
Giuseppe allora non la porta nella sua baracca. Non sa chi sia, la paura e’ tanta, non ci vuol molto ad essere accusati di delitti terribili quando si e’ nelle sue condizioni. Tenendola fra le braccia la accompagna nella stalla, accende una lampada a petrolio, per non attirare troppo l’attenzione, la fa stendere sulla paglia pulita, al caldo di un termoventilatore che il suo padrone tiene acceso per le bufale, mentre lui ed i suoi fratelli, nella baracca, si arrangiano bruciando legna in un braciere antico.
Maria rinviene e per un attimo terrorizzata guarda negli occhi Giuseppe. Poi un dolore lungo e terribile le sale dalle reni, sente un liquido caldo bagnarle la gonna, capisce che e’ giunto il momento. Con gli occhi imploranti guarda Giuseppe e senza dire niente gli fa cenno di avvicinarsi, tendendogli la mano. In un attimo Maria e’ con le gambe spalancate, una spinta, la seconda ed un batuffolo caldo cade sulla paglia. Giuseppe, come se nella vita avesse fatto sempre quello, con una forbice taglia il cordone, schiaffeggia lievemente quel corpicino, che inizia a respirare e a piangere.
Da lontano si sentono campane suonare, e’ la mezzanotte del 24 dicembre: in una stalla e’ nato il figlio di Maria, al cospetto di Giuseppe, mentre il cielo si riempie di stelle, scintille di diossina, che si levano da fuochi eterni della spazzatura.
Buon Natale.