(perché ho un Blog su Splinder).
Mi piace scrivere, ma non ho mai avuto velleità di farlo per professione, ne’ ho mai partecipato ad alcun concorso per veder eventualmente premiata (?) la mia bravura (?).
Solo una volta ho partecipato ad un concorso di poesia in una occasione molto particolare (che non riferirò per non infettare anche questo post dal morbo della pro-consolatio) ed ho anche vinto. Ma non sono andata alla cerimonia di premiazione perché il fine ultimo della partecipazione al concorso non era vincerlo.
Ma tanto quanto scrivere mi piace leggere. Leggo tutto, e sempre, se non sto lavorando, guidando, cucinando, dormendo, e poche altre attività alla lettura preferite o che ne impossibilitano l’esercizio, ho qualcosa da leggere sotto al naso. Trovo quindi nel blog la soddisfazione di ben due bisogni primari e scusate se è poco.
Entro nei blogs degli altri come quando si entra nelle Chiese o nei Musei.
Non si chiede permesso, sono aperti al pubblico, ma si rispetta ciò che c’è dentro in quanto non nostro, si dà uno sguardo, ci si emoziona più o meno e poi magari se particolarmente colpiti da qualcosa si lascia un commento nello spazio appositamente creato. Non mi urtano i blogs dei quali non condivido modalità di tenuta o di scrittura, evito semplicemente di passarci un seconda volta. Torno invece freneticamente a vedere se ci sono novità in quelli che mi piacciono particolarmente.
Sono rimasta quindi particolarmente sorpresa dai toni di diverse discussioni che stanno avvenendo su alcuni blogs che seguo e, perché non dirlo, dalla chiusura ai commenti del blog di MariaStrofa con un post che è un capolavoro, a mio parere, di ipocrisia, o forse, e voglio crederci davvero, un ennesima e ben riuscita trovata di questo/a eclettico/a blogger per generare discussione intorno al tema “Dinamiche dei blogs e dei di loro commenti”.
Da qui in poi avevo scritto altro ma il blog di MariaStrofa è stato chiuso. Sulla pagina azzurra campeggia la frase “tat twam asi”.
Inutile continuare a commentare ciò che non potrete più leggere.
A mio modesto parere la democrazia nella Rete sta nel fatto che chiunque voglia possa aprirsi uno spazio dove scrivere ciò che più gli garba ed ovviamente anche nel fatto che chiunque possa o non possa leggere ciò che chiunque scrive. Diverso è introdursi negli spazi altrui per verificare delle dinamiche che sono solo a noi note. Insomma tendere tranelli con supponenza e calcolo non dovrebbe essere lo spirito di chi va per blogs. Ma siccome la Rete lo consente ci vorrebbe almeno che chi lo fa lo facesse con discrezione ma soprattutto con la giusta dose di modestia, insomma senza assurgere al ruolo di castigatore dei costumi altrui. Mai prendersi troppo sul serio, il mondo al di fuori della Rete ha ben altri problemi e ben altre necessità che stabilire i se ed i perché di chi ha un blog e di chi lo commenta.