"Il panno nero, fermo
nella strada impazzita, anche di luci,
e anch'io pazzo e incrudelo, e correvo
o mi fermavo quasi, pensando
alla tua vita, svelando una ragione
tremenda di rabbia, un insulto
che dura per tutti noi, un dolore
che ti fa padre di noi ...
Nel buio la tua casa era un presagio,
tra i fumi della combustione
e della sporcizia, ed io fermo
per strada ho atteso che l'immane
sgomento giungesse fino a me.
Ho atteso, nel freddo, la tua sorte.
Dentro, tra quelle mura pulite
e fresche, il nero polveroso tavolaccio
che sempre accompagna la morte
ricongiungeva - in quella tua casa
estranea, in questa tua estranea
città - alle tue privazioni
un sigillo d'inferno, che chi ti uccise
vuole destino.
E tua figlia, che pareva un fiore,
che pareva volesse fuggire la morte
da quella casa, e la vita,
è stata il mio cuore, allora
ed avrei voluto strapparla da quello
perchè, nella notte, tu ancora fossi ...
I tuoi figli, e Gino che guardava
negli occhi per non essere solo, non avevan
parole, e dicevano cose che noi
poveri, sempre diciamo, perchè la sorte
non ci sia solo nemica, perchè
questa ferita non ci disperi.
Ma tu, Rossana, che avevi solo
pianto, e non più occhi - i tuoi grandi
occhi di vita - e taciuta rabbia,
sapevi che nemmeno di fronte
alla morte siamo uguali,
che nemmeno allora svaniscono
i torti, e che tuo padre è ancora
più santo per questo, come tutti quelli
che sono morti - e quel tavolaccio
logoro, poi - con l'unica colpa
di non essere risorti.
Vedevo il tuo corpo disteso,
volgendo lo sguardo all'altra stanza,
e tua moglie, pensavo, ancora più piccina,
dopo di te, più sola. Il tuo corpo
che vidi un'unica volta, d'estate :
avevi una camicia bianca
e bianchi già i tuoi capelli,
pettinati per poco, e di te
mi colpì la sincerità ed il piglio
sicuro ed affettuoso. E mi offristi
da bere dicendo che almeno quello
avresti potuto, svelando così che ti ero
fratello, in questa nostra vita,
e ti ho amato da allora.
E su quel letto ieri ti ho
riconosciuto, e saputo ancora
il nostro destino. Il tuo
volto non era stremato: era
quello di sempre, ed ancora
avresti lottato; avresti ancora
cercato una ragione e un amore
per la tua gente. Su quel letto,
su te stava sospesa una Storia,
che era il tuo cuore, il tuo sangue,
e una memoria che già
è in noi, e che ci farà."
(G.M.)