“Dimmi Paolo mi ami ancora ?”
“Si, Lucia, come il primo giorno, come quando ti ho incontrata per la prima volta ed ho capito che saresti stata la donna della mia vita …”
“Ma dai, davvero lo hai saputo dalla prima volta che ci incontrammo … “
“Si, lo sai, te lo ho sempre detto, adesso non fare finta di essere stupita … Piuttosto vuoi che ti porti qualcosa da bere o da mangiare ? Sto andando in cucina.”
“No, Paolo, grazie, sto bene cosi’, non ti preoccupare … e dimmi del viaggio, e’ davvero bella l’Olanda, e’ davvero come l’avevamo immaginata, ti prego su, racconta, non farmi pentire di averti mandato li da solo fidandomi della promessa che saresti stato i miei occhi … “
“Si, Lucia. E’ bella davvero come l’avevamo immaginata, belle le sue grandi citta’, bella la campagna di paesini ordinati, bella perche’ coniuga la modernita’ con la tradizione e perche’ ti fa sentire essere umano, rispettato in ogni tuo ragionevole bisogno … come sapevamo, come avevamo immaginato … “
“Quindi non sei pentito del viaggio … avevi protestato tanto, ma poi lo sapevi che sarebbe toccato a te, nessun’altro poteva farlo … “
“Si, Lucia, lo sapevo, ma ho sperato fino all’ultimo che lo avremmo fatto insieme questo viaggio, che sarebbe diventato un altro viaggio dei nostri, un’altra scatola di diapositive da catalogare … “
‘Dai, adesso non fare il bambino, non sempre e’ stato possibile fare quello che si voleva insieme, insomma non farmi sentire in colpa … ti ricordi quella volta che andasti in Ungheria da solo … io non protestai allora, adesso perche’ vuoi farlo tu ?”
“Perche’ quando andai in Ungheria tu stavi … “
“Bene, Paolo , lo puoi dire, stavo bene, lavoravo e non potei accompagnarti … ma anche adesso sto bene Paolo, non lavoro piu’ ma sto bene, non avere paura di dirlo, io sto bene … “
“Si, Lucia, hai ragione, come sempre, scusami. Si, ora stai bene. Vuoi che chiuda un po’ le tende ? La luce del sole inizia a darti fastidio ?”
“No, Paolo, lasciale aperte, lascia che la luce entri, tanto quando la luce iniziera’ ad infastidirmi chiudero’ gli occhi e ne sentiro’ soltanto il calore. Hai scritto per me le lettere per Antonio e per Clelia ? Non ti sarai mica dimenticato, vero ?”
“No, non ho dimenticato, le ho scritte stanotte, mentre dormivi, mi ha fatto compagnia il tuo respiro regolare. Poi, forse, devi aver fatto un brutto sogno, perche’ ti ho sentita gemere …”
“Ti sbagli, non era un brutto sogno … ho sognato di ballare con te, un ballo lento, gli unici che mi piace ballare, e ballare il lento con te mi ha sempre fatto un gran piacere, tu lo sai, tu lo hai sempre saputo … “
“Si, Lucia, e’ vero, l’ho sempre saputo quanto ti piace ballare … “
“Non fare cosi’, Paolo, non piangere, ti prego. Lo so tu pensi che io soffra di non poter piu’ ballare, invece no, io non soffro, sogno di ballare, sento l’aria che si agita intorno a me, sento la musica che mi entra nello stomaco passando dagli orecchi, e sono felice, te lo giuro, come se stessi ballando, anche se il corpo non si muove, io ballo lo stesso, credimi … “
“Lucia perdonami, e’ vero, io sono uno stupido … piango quando non e’ questo quello che dovrei fare … “
“Non sei stupido, Paolo, sei solo un uomo. Adesso chiudo un po’ gli occhi, ma tu continua a parlarmi, se ti va, io ti ascolto, sai, non pensare che dorma …poi pero' lo sai che cosa devi fare, prima che vengano i ragazzi a pranzo, per quell'ora, vorrei che tu facessi quello che ti ho chiesto, vorrei che finisse cosi', oggi, con questo sole caldo che entra dalle finestre ... "
“Si, Lucia, parlo, ti parlo. Anche se mi hai convinto che e’ l’unica cosa che rimaneva da fare, anche se mi hai urlato che e’ per amor tuo che devo farlo, ed io lo faro’, non riesco ad immaginarmi come sara’ la mia vita dopo che l'avro' fatto, quanto tempo vuoto scopriro’ nelle mie giornate, quanto questo letto alla fine mi sembrera’ essere stato l’unico luogo dove ti ho incontrata, dove ti ho conosciuta per quella che sei. In queste ultime lunghe notti senza sonno ho guardato il contenuto del pacco olandese come se fosse stato un quadro, con attenzione, cercando di capire che tipo di strumento fosse, se servisse a renderti libera o piuttosto se non servisse a me per sentirmi finalmente libero, libero dall'angoscia del tuo dolore, libero dalla morsa che mi stringe allo stomaco e non mi fa piu' vivere. Ed il tuo respiro regolare nel sonno mi portava sempre a concludere che era la mia liberta' quella che il contenuto del pacco avrebbe prodotto e non la tua. Immediatamente dopo, pero', eri sveglia e sofferente nei miei ricordi alla prima visita medica che avrebbe svelato il dramma, nelle lotte con i medici che non ti volevano dire esattamente come stavano le cose, nel tuo caparbio rifiuto di accettare le cure, inutili, dicevi, palliativi. Consideravi quello che ti era capitato uno scherzo del destino, come quello che capita al tifoso della barzelletta colpito dallo sterco del piccione tra centomila allo stadio che si domanda perche' tra tanti dovesse capitare proprio a lui ed oltre a questa domanda - perche' proprio a me ? - null'altro usci' dalla tua bocca quando capisti cosa sarebbe successo. Quanto ti amo ora Lucia e' impossibile dirlo. Faro' quello che mi chiedi e che Dio, se esiste, mi perdoni."
"Grazie Paolo, vedrai, ti perdonera' ".