La crepa attraversa in diagonale il muro. Passa senza remore dietro la credenza della cucina. La casa sembra si stia inginocchiando in un angolo. Potrebbe essere un cedimento strutturale oppure un assecondare i movimenti profondi del terreno, dice l’Ingegnere. Tocca prima indagare, poi decideremo cosa fare.
Un uomo bussa alla mia porta. Mi ha telefonato, prima di venire, so chi e’ con cortesia gli apro, lo faccio accomodare. Mio marito mi ha tradita, mi dice senza troppi giri di parole, ma non mi devo preoccupare, non e’ una cosa seria; certo ora staro’ male ma anche mio marito sta molto male perche’ la donna con la quale mi ha tradita minaccia di dirmi tutto, motivo per il quale l’uomo che mi parla, che vuole molto bene a me ed a mio marito, e’ venuto fino a casa mia, per consolarmi, senz’altro, ma anche per cercare di spiegarmi quali sono le mie mancanze, perche’ e’ evidente che anche io ho sbagliato e sbaglio qualcosa. La mattina dopo, mentre i geologi saggiano la compattezza del terreno attorno alla casa io parlo per telefono con l’amante di mio marito, con mio marito al fianco. Con un tono molto conciliante le dico che non avrebbe dovuto fidarsi di quello che lui le aveva detto, ossia che eravamo praticamente gia’ separati, e che in generale, e per una squisita questione di solidarieta’ femminile, non si rubano i mariti delle altre. Proprio cosi’ le ho detto, credo che lei sia rimasta basita.
Mia madre ha avuto un lieve accidente ischemico. Una TIA, ci confida il medico, sorridendo, e per fortuna che e’ successo mentre era ricoverata, ci confida; comunque niente di irrimediabile. Certo da adesso in poi bisognera’ stare attenti ma nulla di piu’. Staremo attenti.
Una vacanza in Liguria con amici, una specie di ultimatum. O va bene o ci separiamo. Accetto, cos’altro posso fare. Inutile continuare a parlarne, servono i fatti, peccato che i fatti che servono presuppongano fiducia, ed io non la ho piu’, e sinceramente nemmeno tanta voglia di lui ho, ora che continuamente lo immagino avvolto nel corpo di un'altra. Non l’ho superata la cosa, nemmeno un po’. I pavimenti della casa, nel lato opposto a dove di sta inginocchiando, iniziano ad alzarsi. Ci cammini sopra e ti viene il mal di mare, pensi ad un disturbo neurovegetativo, ne avresti il diritto, invece poi la mattonella si rompe al centro e, se la alzi, trascina le altre al suo fianco, come in un puzzle. L’Ingegnere ha avuto ragione. Non e’ il movimento del terreno che trascina la casa; e’ proprio che li’, in quell’angolo, la fondamenta si e’ schiantata, il cemento armato e’ lesionato. Va predisposto un sistema di rafforzamento. Pensiamo a delle malte da iniettare nel terreno circostante.
Mia madre e’ di nuovo in ospedale. Stavolta sono i calcoli alla cistifellea. Non si puo’ operare, con il suo sistema cardiaco cosi’ compromesso. Nei quattordici giorni di ricovero con la terapia le tolgono il dolore, poi predispongono una dieta. La dovrebbero dimettere la mattina dopo, nella notte le viene un ictus. E’ una fortuna che le sia venuto in ospedale, dice il medico, e quando umilmente gli facciamo notare che e’ la seconda volta che una cosa del genere le capita in ospedale ci dice che questi casi sono come un gol su punizione di Alex Del Piero: puo’ capitare che ne faccia due allo stesso modo, cosi’ come puo’ non capitare. Scopriremo poi che quando un malato di cuore come mia madre sta per tanto tempo a riposo come succede a chi sta in ospedale e’ opportuno che effettui la terapia anti-coagulante.
La mia vita ora si divide tra lavoro ed ospedale, la riabilitazione di mia mamma procede, lentamente ma procede. Lei si sforza molto, soffre a dipendere da noi, noi non l’abbiamo lasciata in mani estranee, cosi’ ha uno stimolo in piu’. Il pavimento della sala da pranzo, al lato opposto della cucina, dove la casa si e’inginocchiata, oramai manca per meta’. Abbiamo steso un tappeto sulle mattonelle che mancano; mia madre, dalla poltrona dalla quale ormai si alza quasi agilmente e passeggiando va verso la cucina con l’aiuto di un treppiede, ci dice di non preoccuparci, la casa non cadra’. Appena lei stara’ meglio faremo i lavori, ma non c’e’ rischio a rimanere li’. Ma noi, che nutriamo verso la resistenza della casa molte meno speranze di lei, scartiamo l’ipotesi malte e procediamo con la posa in profondita’ di micropali in cemento paralleli al lato di cedimento. Mio marito tutte le sere in cui riusciamo ad incontrarci a casa mi chiede di firmare la separazione consensuale: la firmo, piu’ per stanchezza che per convinzione. Trovo una mansarda in fitto e ci trasloco. La mia vita ora si divide tra lavoro, casa di mamma e mansarda.
Mia madre e’ morta. Quando sembrava che le cose si stessero mettendo meglio, all’improvviso, nella fitta ragnatela dei suoi malanni storici, e’ comparso a sorpresa un linfoma maligno. E’ stata prima una settimana in ospedale, poi una settimana in rianimazione. In quell’ambiente asettico, vestita di verde, sono stata al suo fianco mentre il prete la assolveva da tutti i suoi peccati. Ci siamo incontrati, io ed i miei fratelli, un sabato mattina, nella casa oramai vuota, ed ognuno di noi, con la sua rabbia ed un martello, ha spaccato le mattonelle della cucina, e divelto il pavimento della sala da pranzo.
La crepa attraversa in diagonale il muro. Passa senza remore sotto la stampa di "Quarto Stato" dividendo la donna con l’infante dall’uomo che le cammina a fianco. E’ ricomparsa esattamente dove apparve la prima volta, nella stessa stanza che allora era una cucina, ed ora, dopo la ristrutturazione, e’ una camera da letto.
Ci pesa di piu’ il pensiero di dover subire il solito balletto di scarico di responsabilita’ tra l’Ingegnere che ha progettato i lavori e la ditta che li ha eseguiti, che il pensiero che i lavori siano stati perfettamente inutili. Tanto la casa, che ha iniziato ad inginocchiarsi sei anni fa e lo continua a fare, nonostante tutto, e' forte, non cadra’, aveva ragione mia madre. Noi invece siamo infinitamente piu’ deboli di lei.