Il posto e’ una cantina ma mi ci hanno quasi costretta a venire e non e’ bello dire sempre no agli amici.
Ci sediamo, mischiamo discorsi a vino e cibo, cosi’, solo per ingannare l’attesa.
Poi lui arriva, si avvicina, ed inizia a massaggiarmi le tempie con le dita di una sola mano, come se volesse con questo gesto, estrarre a fila i cattivi pensieri.
Poi mi stende in orizzontale ed ancora mi massaggia, il corpo intero adesso e con tutte e due le mani velocemente, come se si stessero rincorrendo.
Poi, sempre in questa posizione, il massaggio si fa piu’ intenso, a volte batte forte come per fare uscire la polvere di delusioni che si e’ accumulata negli anni, altre volte piu’ leggero, producendo come un tintinnio e capisco che allora scuote i sentimenti sopiti, le speranze ben nascoste, per riportarli a galla.
Poi appoggia le sue labbra sulle mie e mi riempie l’anima come un palloncino, sapientemente dosando le pause, fino al punto in cui, entrambi stremati, concludiamo l’opera, e mentre lui riprende fiato, io sorrido e lo ringrazio con un applauso.
Non c’e’ niente da fare, succede sempre tutto cosi’, quando mi portano a sentire del jazz.